Recensione: “Senti che vento” di Eleonora Sottili – Einaudi

Fuori piove, non smette di piovere, il fiume straripa e corre dappertutto. Mentre i vicini si imbarcano direttamente dal balcone, Agata s’incanta a guardare l’acqua che allaga il pianterreno, lambisce il divano, sommerge la libreria. La casa ora è una nave incagliata dove lei, sua madre e sua nonna mangiano salame al buio, pescano i pomodori dell’orto con il retino, spostano gli oggetti, scoperchiano sorprese. Intanto i regali di nozze navigano indisturbati, e il vestito da sposa volteggia candido al centro della stanza. In questo tempo liquido e sospeso, Agata scopre di non essere l’unica a custodire un segreto. «La nonna tagliava il salame e distribuiva le fette. A un tratto mi disse: “Sembra di essere in guerra. Tu saresti morta subito, in guerra”. Aveva ragione, lo sapevo. Poi aggiunse: “Certo all’aceto potevate pensarci”. Quindi, come se le cose fossero collegate: “Mi sa che domenica prossima non ti riesci mica a sposare”. Fu allora che la mamma fece scattare la lama del suo coltello a serramanico, e per un momento mi sembrò che le scappasse un sorriso». Nonna Fulvia ha i capelli di ferro e ruggine, non sopporta le zucchine liguri e definisce Agata “un nientino”. La mamma invece sta china sui suoi atlanti a incrociare paralleli e meridiani, cercando instancabile un posto dove sua figlia potrebbe avere una vita sorprendente. «Io con loro non c’entro niente», pensa Agata. Tanto domenica si sposa e finalmente sarà al sicuro, lontana dalle intermittenze dell’una e dalle forze contrarie dell’altra. Ma il fiume arriva a confondere i confini tra le cose, e Agata scopre di essere molto più vicina alle donne della sua famiglia di quanto credeva. Un segreto, del resto, ce l’ha anche lei: la collezione di appartamenti vuoti dove ha fatto l’amore con un ragazzo che non è lo stesso che sta per sposare.

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E’ strano che quando si avvicina il momento in cui si deve lasciare la propria casa d’infanzia iniziano i ripensamenti; i molti ricordi che credevi sepolti chissà in quale meandro della tua mente non ti lasciano in pace, cercando di convincerti che puoi ancora tornare indietro, che niente è più importante della tua felicità. E da questo momento inizi a pensare in modo diverso alla tua vita, ai tuoi familiari e a tutto ciò che ha fatto sì che diventassi la persona che sei ma al contempo una parte di te saluta la vecchia ragazza che eri per lasciare spazio alla donna che stai per diventare.

Agata si deve sposare tra una settimana, è apparentemente tranquilla, al punto che l’imminente nubifragio e la paura dell’acqua che sta arrivando la preoccupa ma non la terrorizza, gli scivola via come se non la riguardasse perché forse c’è qualcosa ancora di più importante che la tormenta.

Non sarà un temporale, un diluvio o una bufera a fermare i pensieri di Agata che la riportano ad osservare le donne della sua vita sotto un’altra luce. Agata è cresciuta senza un padre, morto quand’era ancora bambina ma che forse ora, in un momento così importante, è colui a cui lei si può aggrappare nella ricerca di un conforto da chi ormai non è più al suo fianco da tanto tempo ma che è riuscito a trasmetterle un amore vero, un amore puro e profondo.

La nostra protagonista ha vissuto sino ad ora con una madre che lei considera una viaggiatrice disillusa dalla vita e con una nonna petulante e alquanto acida; si renderà ben presto conto che sono solo donne con “l’abitudine di cavarsela da sole” dove, per tutta una vita, i loro sogni sono appartenuti solo alla parte più intima di loro stesse senza mai aver avuto la possibilità di una speranza di cambiamento.

Erano terribilmente diverse: la nonna che a ottant’anni adorava i suoi piccoli spazi, attaccata agli oggetti e irremovibile, al punto che quando le chiedevamo di andare a fare una gita, ci rispondeva sempre, io sto bene a casa mia, dimenticandosi persino che la casa sul fiume non era proprio la sua e che l’aveva sempre detestata; mia madre, che aveva appena cinquantanove anni e un’illimitata tendenza all’inquietudine, a cui lo spazio non bastava mai. e tuttavia le legava qualcosa di profondo e fortissimo, come certi filoni d’oro che corrono insospettati sottoterra.

Eleonora Sottili è una scrittrice che ha trasformato le parole in sentimenti, in emozioni tangibili che mi hanno travolto veramente in un vortice di acqua sporca e fangosa e che dopo tutto ha riportato a casa anche a me.

Libro consigliato e che va letto a piccole dosi, con calma, per comprendere sino in fondo quanto il tempo e il destino sia stato ingiusto per tre generazioni di donne della stessa famiglia, che avrebbero voluto solo realizzare parte delle proprie fantasie ma che la vita le ha portate lontano, trascinate via come le acque di un fiume in piena.

Casa Editrice: Einaudi   Data Pubblicazione: 28 gennaio 2020   Pagine: 208

Valutazione  85%

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